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In pensione a 67 anni: lanciato un ricorso collettivo al TAR

continuare a lavorare

Il divario pensionistico di genere nell’UE sfiora il 40%

L’annuncio del Codacons dopo la decisione del Governo di innalzare l’età pensionabile

Adesioni al ricorso sul sito del Codacons

ROMA – Un ricorso collettivo contro l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni. Lo annuncia il Codacons, che a partire da oggi raccoglie le adesioni dei cittadini all’azione legale che sarà presentata dinanzi al Tar del Lazio.

“Come previsto dalla riforma Fornero, nel 2019 l’età pensionabile scatterà a 67 anni e non più a 66 anni e 7 mesi” spiega il Codacons.

“Ciò determinerà un danno patrimoniale e morale evidente per migliaia di persone, in particolare quei cittadini che nel 2019 sarebbero andati in pensione col precedente limite di età, e che avevano fatto progetti di vita in tal senso, costretti ad attendere altri 5 mesi rimandando i propri programmi” prosegue l’associazione dei consumatori.

Da qui l’iniziativa del Codacons di avviare un ricorso collettivo al TAR del Lazio per tutti coloro che nel 2019 sarebbero andati in pensione con il precedente limite di età, finalizzato ad ottenere l’annullamento del decreto che innalzerà l’età pensionabile, previa rimessione alla Corte Costituzionale della questione di legittimità costituzionale della normativa a monte.

Il Codacons a partire da oggi raccoglie sul proprio sito internet la preadesione di tutti i cittadini interessati, senza alcun impegno, ad aderire al futuro ricorso collettivo contro l’innalzamento dell’età pensionabile. Per info e adesioni www.codacons.it.

La manifestazione della CGIL

In base alle modifiche del Governo dal 2019 l’età per la pensione salirà a 67 anni per tutti tranne che per 15 categorie di lavori gravosi che saranno esentate dall’aumento di 5 mesi sia per accedere alla pensione di vecchiaia che per quella anticipata. Resteranno rispettivamente a 66 anni e 7 mesi di età per la prima e a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne.

Cisl e Uil hanno dato il loro placet, mentre la CGIL ha indetto una mobilitazione nazionale sabato 2 dopo l’esito del confronto con il Governo sul tema della previdenza, considerato “insufficiente”.

“Per cambiare il sistema previdenziale, per sostenere sviluppo e occupazione, per garantire futuro ai giovani” sono i motivi al centro delle cinque manifestazioni organizzate dalla Confederazione con lo slogan “Pensioni, i conti non tornano!”. L’appuntamento è per le ore 10.30, a Roma in piazza del Popolo, a Torino in piazza San Carlo, a Bari in piazza Prefettura, a Palermo in piazza G. Verdi e a Cagliari in piazza Garibaldi. A concludere tutte le iniziative sarà il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che alle ore 12.30 prenderà la parola dal palco della Capitale, in collegamento video con le altre città.

Le rivendicazioni per le quali il sindacato scenderà in piazza, come si legge nel volantino, sono “bloccare l’innalzamento illimitato dei requisiti per andare in pensione, garantire un lavoro dignitoso e un futuro previdenziale ai giovani, superare la disparità di genere e riconoscere il lavoro di cura, garantire una maggiore libertà di scelta ai lavoratori su quando andare in pensione”. E ancora, “favorire l’accesso alla previdenza integrativa” e “garantire un’effettiva rivalutazione delle pensioni”.

Ma le motivazioni della mobilitazione non si fermano alla previdenza, il sindacato di corso d’Italia chiede anche di “cambiare la legge di bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione”, di “estendere gli ammortizzatori sociali” e di “garantire a tutti il diritto alla salute”.

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