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Parco Archeologico del Colosseo, il Mibact passa al contrattacco

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Ricorso della giunta Raggi contro il decreto che istituisce il Parco archeologico del Colosseo

Il Ministero dei Beni Culturali, in sei punti, spiega perché il progetto non deve essere abbandonato

Il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini

ROMA – Non accenna a placarsi la discussione tra il Ministero dei Beni Culturali e l’amministrazione romana sul Parco Archeologico del Colosseo. Nei giorni scorsi il ministro Dario Franceschini era rimasto profondamente deluso dal ricorso al Tar presentato dalla Giunta Raggi contro il decreto ministeriale che, nelle intenzioni, dovrebbe far nascere il Parco.

In una nota il Mibact torna sulla questione e spiega in sei punti perché la nascita del Parco Archeologico del Colosseo garantirebbe più risorse a Roma e al sistema museale italiano. Eccoli, di seguito.

1) Con il Parco archeologico del Colosseo più risorse per la tutela del patrimonio culturale di Roma. L’istituzione del Parco archeologico del Colosseo non determinerà alcuna diminuzione dei finanziamenti destinati alla tutela del patrimonio culturale di Roma. Al contrario, come già dimostrato dai risultati della riforma dei musei statali, potrà solo comportare un aumento di introiti, di cui beneficeranno sia Roma, sia l’intero sistema museale nazionale. Le risorse derivanti dai biglietti del Parco archeologico del Colosseo contribuiranno: per l’80% alla tutela e valorizzazione di tutti i beni culturali statali presenti nel territorio di Roma (per il 50% alla tutela dei beni culturali statali presenti nell’area archeologica centrale – esattamente come è avvenuto negli ultimi anni – e per il 30% alla tutela del patrimonio culturale statale presente nel restante territorio della città di competenza della nuova Soprintendenza speciale di Roma); per il 20%, come già avviene dal 2015 per tutti i musei e i luoghi della cultura dello Stato, al sostegno dell’intero sistema museale nazionale. In passato, del resto, la maggior parte degli introiti derivanti dal Colosseo è sempre stata usata per le spese di manutenzione, conservazione e restauro dei luoghi assegnati al nuovo Parco (Colosseo, Foro romano, Palatino e Domus Aurea).

2) La nuova Soprintendenza speciale di Roma riceverà, in modo diretto e con cadenza quadrimestrale, i fondi dal Parco archeologico del Colosseo. Come già sottolineato, alla nuova Soprintendenza speciale è trasferita una quota pari al 30% degli introiti complessivi annui del Parco archeologico del Colosseo prodotti dalla bigliettazione. In altri termini, se si considera che, per il 2016, l’importo degli introiti complessivi annui derivanti da bigliettazione da Colosseo, Palatino, Foro romano e Domus aurea è stata, al netto dell’aggio concessorio, di circa 35-36 milioni di euro, la nuova Soprintendenza speciale disporrà di un finanziamento stabile pari ad almeno circa 11 milioni di euro annui; importo che si aggiungerà comunque ai trasferimenti che saranno assicurati dal Ministero (come avviene per tutte le Soprintendenze) e ad ogni altra eventuale risorsa (ad esempio, da donazioni o sponsorizzazioni). Va rilevato inoltre che, quando vi era la Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale, il Soprintendente avrebbe astrattamente potuto destinare al Colosseo o al Palatino l’intero ammontare delle risorse derivanti dalla bigliettazione, senza assegnare alcunché ai restanti monumenti.

3) Il Parco nasce nei tempi previsti. Sono stati definiti i confini, che coincidono con l’area prevista dall’accordo tra il Ministero e Roma Capitale per la valorizzazione dell’area archeologica centrale sottoscritto il 21 aprile 2015. Al Parco sono stati espressamente assegnati la gestione dell’Anfiteatro Flavio, del Foro romano, del Palatino, della Domus Aurea e della Meta Sudans, nonché la tutela di ogni altro monumento o immobile all’interno dei suoi confini già di competenza della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale. È stato conferito l’incarico di direzione ad interim ad un dirigente del Ministero per assicurare la pronta attivazione dell’ufficio e curare i passaggi di consegna; è stata adeguata la ripartizione delle dotazioni organiche; si stanno effettuando gli adempimenti contabili; il 27 febbraio 2017 è stata bandita la procedura di selezione pubblica internazionale per il nuovo direttore, che si concluderà entro il 30 giugno prossimo; il 14 aprile si è chiuso il termine per la presentazione delle domande con 84 candidature pervenute che verranno valutate da una commissione composta da esperti di chiara fama; il 26 aprile 2017 il Parco ha avuto l’autonomia speciale, che permette ora di nominare gli organi, nei quali, come avviene per gli altri istituti autonomi, vi saranno anche membri designati dal Comune e dalla Regione.

4) Tutti i musei autonomi di Roma hanno i propri organi di governo. Con i decreti del 17 e 23 dicembre 2015 sono stati nominati gli organi della Galleria Borghese, della Galleria nazionale d’arte moderna, delle Gallerie di arte antica; con decreti del 2 dicembre 2016 sono stati nominati gli organi del Museo delle civiltà, del Museo etrusco di Villa Giulia, del Museo nazionale romano, del Parco archeologico dell’Appia antica, del Parco archeologico di Ostia antica e di Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli.

5) Una riforma a costo zero. La retribuzione annua lorda prevista per l’incarico di direttore del Parco archeologico del Colosseo è pari a 145.000 euro, più eventuale retribuzione di risultato massima di euro 35.000. Esattamente come tutti gli altri 9 istituti autonomi dirigenziali generali. A fronte della previsione del posto di direttore del Parco archeologico del Colosseo, è stato soppresso un ufficio presso il Gabinetto del Ministro, con identico stipendio. La spesa totale per gli incarichi dirigenziali del Mibact, a séguito della riforma, non è aumentata di un solo euro. Inoltre l’aumento da 400.000 euro a 1 milione di euro per la spesa stipendiale dei direttori degli istituti autonomi presenti a Roma va contestualizzato con riferimento a tutti gli uffici del Ministero: come ribadito, la riforma ha mantenuto inalterato il costo complessivo relativo al personale dirigenziale. A Roma, la creazione di musei e parchi archeologici autonomi, con un direttore dotato di reali poteri, come avviene in tutto il mondo, è stata bilanciata dalla soppressione di diversi posti in altre sedi, molti delle quali presso gli uffici centrali delle Direzioni generali (con taglio di oltre il 20 per cento).

6) Maggiore tutela per il centro storico di Roma, nessun rischio per l’area Unesco. I paventati rischi per il sito Unesco del centro storico di Roma sono privi di fondamento. Anzi è vero l’esatto contrario. Fino a prima della riforma, i beni culturali del centro storico di Roma erano sottoposti, oltre che alla sovrintendenza capitolina, a tre diverse soprintendenze dello Stato (beni archeologici; beni storico-artistici; beni architettonici e paesaggistici). Oggi lo Stato ha una sola soprintendenza, dotata di autonomia speciale, con un consiglio di amministrazione, un comitato scientifico, e soprattutto più risorse. E le competenze degli istituti autonomi sono su luoghi, aree, edifici, musei ben delimitati (Galleria Borghese, Palazzo Barberini, Colosseo, ecc.). Non si comprende in quale modo la presenza di un direttore, un consiglio di amministrazione, un comitato scientifico al Museo nazionale romano o al Colosseo possa mai compromettere la tutela del sito Unesco. Inoltre il nuovo Parco archeologico del Colosseo consente al Mibact di avere una struttura dirigenziale di livello generale dedicata esclusivamente alla tutela, alla gestione e alla valorizzazione di uno dei siti più visitati d’Italia.

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