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A 60 anni dai Trattati di Roma l’Europa riparte a 27

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Europa a 27: sicurezza, crescita economica e integrazione sono i temi chiave del futuro dell'Ue

In Campidoglio la firma dei Capi di Stato sulla Dichiarazione di Roma: i punti chiave del futuro dell’Unione

Le firme dei 27 sulla Dichiarazione di Roma (foto www.governo.it)

ROMA – In una Capitale blindata per l’allerta terrorismo e i sei cortei autorizzati, con quello del pomeriggio ritenuto a rischio infiltrazioni, l’Europa riparte dalle celebrazioni del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma.

Ancora sconvolta dall‘ultimo attentato, quello di Londra nella quale hanno perso la vita quattro persone oltre all’assalitore, l’Europa del futuro guarda in primis alla difesa comune, come emerso al Palazzo dei Conservatori in Campidoglio.

Nell’agenda dei prossimi anni troveranno posto anche le strategie comuni per il superamento della crisi economica e la gestione dell’emergenza migranti. L’Europa multiculturale e aperta è uno dei punti cardini del programma dei 27 che oggi hanno firmato la Dichiarazione di Roma (il testo è disponibile a questo link), sessanta anni dopo lo storico Trattato che aprì la strada all’Unione di oggi. E non è un caso che “Unita nella diversità” sia il motto dell’Unione europea come la conosciamo oggi.

In mezzo ai capi di Stato europei e alle alte cariche istituzionali (dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker passando per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk) non è passata inosservata l’assenza del primo ministro inglese Theresa May. Con l’iter per la Brexit pronto a partire, sarà la prassi nei prossimi appuntamenti dell’Europa.

Il discorso del premier Gentiloni

“25 marzo 1957, 25 marzo 2017. Un viaggio lungo sessant’anni. Un viaggio di conquiste. Un viaggio di speranze realizzate e di speranze ancora da esaudire” ha affermato il premier Paolo Gentiloni. “Dopo aver scelto, con due guerre mondiali, il male, gli Europei scelsero il bene: riunire i popoli in un viaggio comune, per ricacciare indietro i demoni dei nazionalismi. Noi oggi, qui riuniti, celebriamo dunque la tenacia e l’intelligenza dei nostri padri fondatori europei. E la prova visiva e incontestabile del successo di quella coraggiosa scelta la offre il colpo d’occhio di questa sala: eravamo 6 sessant’anni fa, siamo 27 oggi” ha aggiunto.

“La globalizzazione coi suoi effetti positivi e i suoi complessi squilibri, le minacce del terrorismo internazionale, la più grave crisi economica dal dopoguerra, i grandi flussi migratori e un ordine mondiale più instabile ci hanno dimostrato che la storia è tutt’altro che finita. All’appuntamento con questo mondo cambiato, l’Europa si è presentata con troppi ritardi. Sull’immigrazione, la sicurezza, la crescita, il lavoro. Purtroppo ci siamo fermati. E questo ha provocato una crisi di rigetto in una parte della nostra opinione pubblica, addirittura maggioritaria nel Regno Unito” ha proseguito Gentiloni.

“Ha fatto riaffiorare chiusure nazionalistiche che pensavamo consegnate agli archivi della storia. Ecco il vero messaggio che deve venire dalle celebrazioni di oggi. Abbiamo imparato la lezione: l’Unione riparte. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni. Per ridare spinta al progetto dell’Unione dobbiamo anzitutto restituire fiducia ai nostri concittadini. Crescita, investimenti, riduzione delle disuguaglianze, lotta alla povertà. Politiche migratorie comuni. Impegno per la sicurezza e la difesa. Ecco gli ingredienti” ha concluso.

Il discorso del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani

“In questa sala, il 25 marzo del 1957, è cominciata la nostra grande avventura. Insieme, sedendoci allo stesso tavolo, abbiamo lavorato duramente per uscire dalla trappola dei nazionalismi. Chi era qui quel giorno aveva vissuto l’orrore e le rovine lasciate – per due volte in pochi decenni -, dalle nostre contrapposizioni nazionali. Il sogno di un’Europa unita rappresentava la via per lasciarsi per sempre alle spalle l’incubo della guerra” ha esordito Tajani.

“Insieme, abbiamo lavorato per un mondo più aperto e prospero, con più diritti. Abbiamo contribuito a far uscire dal buio delle dittature tanti paesi del nostro continente. “Dobbiamo essere fieri dell’eredità lasciata ai nostri figli: la libertà di viaggiare, studiare, lavorare, intraprendere, innovare. La nostra vocazione all’apertura, allo scambio, ha radici profonde” ha proseguito.

“Garantendo libertà nel più grande spazio economico del mondo, sono stati creati milioni di posti di lavoro. Con la politica di coesione abbiamo lavorato per non lasciare indietro nessuno. “Dobbiamo completare questo grande cantiere, liberare tutto il potenziale ancora inespresso, con il mercato digitale, del credito, dell’energia. E non dimenticare mai quale sarebbe stato il costo, non solo economico, della non Europa” ha aggiunto Tajani.

“Ripulire la facciata non è sufficiente. Servono mutamenti profondi. Veri strumenti per dare risposte alle angosce di chi non trova lavoro, dei giovani che non possono progettare un futuro. Di chi si sente minacciato dal terrorismo, dall’immigrazione illegale. Di chi ci chiede di affermare con forza, fuori e dentro i nostri confini, i valori in cui ci riconosciamo” ha spiegato.

Per il presidente del Parlamento europeo “quello di oggi non deve essere un momento di autocompiacimento, un’altra celebrazione retorica. La Dichiarazione che stiamo per firmare è un preciso impegno politico verso i nostri cittadini, sottoscritto da tutti i 27 Paesi membri e dai vertici delle istituzioni Ue. L’impegno del Parlamento europeo sarà assicurare che questa volontà non resti solo sulla carta”.

“Dobbiamo rilanciare la crescita, attirare investimenti, creare lavoro, rendere l’Europa più giusta e più amica delle imprese. Oggi dobbiamo anche far ripartire il grande progetto di una difesa comune. È il modo migliore per tributare un omaggio concreto ai nostri padri fondatori. “Per proteggere i nostri cittadini è indispensabile più fiducia reciproca. Le nostre intelligence, i giudici, le polizie, devono scambiarsi informazioni, lavorare insieme” ha aggiunto.

“Così come, per controllare i nostri confini, dobbiamo rafforzare una Guardia Costiera e di Frontiera europea. Insieme, con solidarietà, dobbiamo rendere più efficace il diritto di asilo, riformando profondamente il Regolamento di Dublino. Essere rigorosi nell’accoglienza di chi ha diritto, così come nel respingere l’immigrazione illegale. Per governare un fenomeno epocale, serve una strategia comune che punti sullo sviluppo dell’Africa. Una robusta diplomazia economica” ha affermato ancora.

“Oggi è una giornata di festa, di orgoglio europeo. Ma dobbiamo riflettere sui nostri errori, cambiare l’immagine di una Europa astratta, poco efficace. È l’unico modo per ridare ai nostri giovani un senso di appartenenza ad un grande progetto. Ridando loro il sogno di una Europa e di un mondo migliore” ha concluso Tajani.

I Trattati di Roma del 1957

Il 25 Marzo 1957 a Roma furono firmati due Trattati: il primo istituiva la Comunità economica europea (CEE), il secondo la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom). Gli stati firmatari erano Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi. La cerimonia avvenne in Campidoglio, nella sala Orazi e Curiazi. Per l’Italia firmarono il Presidente del Consiglio Antonio Segni ed il Ministro degli Affari esteri Gaetano Martino. Dopo le ratifiche da parte degli ordinamenti nazionali, il 1º gennaio 1958 i due Trattati entrarono in vigore.

Il Trattato istitutivo della CEE all’art.2 indicava i seguenti obiettivi: “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita e più strette relazioni fra gli Stati che ad essa partecipano”.

Il Trattato EURATOM istituiva la Comunità europea dell’energia atomica. L’obiettivo era la condivisione delle industrie nucleari degli Stati membri, applicandosi a taluni soggetti (gli Stati membri, le persone fisiche e le imprese o le istituzioni di diritto pubblico o privato) che esercitavano l’insieme o parte delle loro attività in un settore disciplinato dal trattato. Si articolava in origine in 234 articoli, venne poi modificato dal trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore il 1º dicembre 2009.

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