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Seconda rata Imu e Tasi: il 16 Dicembre stangata per le imprese

Indagine della CGIA: nell'anno della pandemia la pressione fiscale è salita attestandosi al 43,1 per cento. Un gravoso problema per famiglie e imprese

La tassa sugli immobili strumentali porterà all’erario 5 miliardi di euro

Entro il 16 dicembre le imprese dovranno versare la seconda rata di Imu e Tasi

ROMA – Stangata in arrivo per migliaia di imprese che entro il prossimo 16 dicembre dovranno versare la seconda rata di Imu e Tasi.

La tassa sugli immobili strumentali complessivamente farà entrare nelle casse dell’erario poco meno di 5 miliardi di euro.

A calcolarlo è stato l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. L’associazione degli artigiani è giunta a questi risultati utilizzando, per ciascuna tipologia di immobile strumentale, le aliquote medie risultanti dall’analisi delle delibere dei Comuni capoluogo di provincia pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze.

Per ogni tipologia di immobile sono state utilizzate le rendite catastali medie ricavate dalla banca dati dell’Agenzia delle Entrate.

Al lordo del risparmio fiscale, come spiega la Cgia di Mestre, lo sforzo maggiore sarà richiesto agli albergatori. Mediamente saranno chiamati a versare 6.000 euro circa a immobile.

Seguono i proprietari dei grandi magazzini commerciali (categoria catastale D8), con poco più di 4.000 euro. Dietro ci sono i “capitani” delle grandi industrie (D7), con poco più di 3.220 euro.

Artigiani e piccoli imprenditori pagheranno poco più di duemila euro per i capannoni di minori dimensioni (D1). Spesa ancora più bassa per gli uffici e per gli studi privati (A10) con i liberi professionisti che verseranno un’imposta media di circa mille euro. Infine, il saldo su negozi (C1) e laboratori (C3) costerà ai commercianti e ai piccoli artigiani 498 e 377 euro.

«Dal 2011, ultimo anno in cui abbiamo pagato l’Ici, al 2016 l’incremento del carico fiscale sugli immobili ad uso produttivo e commerciale è stato spaventoso» afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi.

«Tutto ciò ha dell’incredibile. Il capannone, ad esempio, non viene esibito dall’imprenditore come un elemento di ricchezza. È un bene strumentale che serve per produrre valore aggiunto, dove la superficie e la cubatura sono funzionali all’attività produttiva esercitata. Accanirsi fiscalmente su questi immobili come è avvenuto in questi ultimi anni non ha alcun senso, se non quello di fare cassa, danneggiando l’economia reale del Paese e, conseguentemente, l’occupazione» conclude.

Gli aumenti degli ultimi anni per singola tipologia di immobile strumentale sono stati molto pesanti. Dal 2011al 2016, l’incremento del carico fiscale al lordo del risparmio fiscale sugli uffici ha toccato il 145,5 per cento. Per i negozi l’aumento è stato del 140,9 per cento, per i laboratori artigianali del 109,7 per cento. Per gli alberghi, per i grandi magazzini commerciali e per i capannoni industriali il prelievo è quasi raddoppiato.

La Cgia fa anche notare che a fronte di circa 20,9 miliardi di gettito previsti per l’anno in corso e riconducibili al pagamento di Imu e Tasi su tutti gli immobili presenti nel Paese, quasi la metà (10,5 miliardi) sono in capo a quelli strumentali. Di questi, poco più di 9 miliardi saranno versati dagli imprenditori proprietari di questi edifici.

Gli altri 11,8 miliardi di gettito non riferiti a edifici a uso produttivo/commerciale saranno “garantiti” dai proprietari di immobili sfitti, dai proprietari di seconde e terze case, da coloro che sono chiamati a pagare la Tasi sulle abitazioni principali di lusso, sulle aree edificabili, etc.

Le altre scadenze fiscali del 16 Dicembre

Ma le cattive notizie non finiscono qui. Il prossimo 16 dicembre sarà una giornata di “passione” per milioni di imprenditori italiani. Oltre al pagamento della seconda rata di Imu e Tasi, le imprese saranno chiamate a versare le ritenute Irpef e i contributi previdenziali dei dipendenti e dei collaboratori. Inoltre, coloro che hanno optato per il pagamento su base mensile dell’Iva dovranno versare all’erario quella riferita al mese di novembre.

«Se si considera che entro Natale bisognerà pagare anche le tredicesime dei lavoratori dipendenti per moltissimi imprenditori non sarà facile recuperare la liquidità necessaria per onorare tutte queste scadenze» conclude il segretario della Cgia, Renato Mason.

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