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Terremoto Centro Italia: oltre ventimila scosse da agosto

Scoperta una correlazione tra terremoti e anidride carbonica in Appennino: studio INGV ha mostrato la sua massima concentrazione in occasione di intensa attività sismica 

I geologi dell'INGV al lavoro sulla faglia superficiale del terremoto

Due geologi dell’INGV oggi hanno raggiunto la faglia sul versante sud occidentale di Monte Bove Sud

Il terremoto non dà tregua al Centro Italia: ecco l’ultima sequenza sismica dell’INGV

ROMA – È un incubo continuo il terremoto che ha colpito a più riprese il Centro Italia dal 24 agosto. Dopo la forte scossa delle ore 01:35 di magnitudo Mw 4.7 (ML 4.8) con epicentro in provincia di Macerata, a circa 2 km da Pieve Torina e 12 km da Camerino, la terra non smette di tremare.

Secondo le stime dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia la sequenza sismica continua con un numero complessivo di scosse pari a circa 22.200 dal 24 agosto.

Ad oggi sono circa 634 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 41 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 5 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV.

Intanto l’attività di monitoraggio del territorio passa anche attraverso l’acquisizione e lo studio di immagini satellitari.

Rispetto alle ultime forti scosse di terremoto che hanno colpito il Centro Italia il 26 e il 30 ottobre sono, infatti, disponibili nuovi prodotti Copernicus, nell’ambito del programma di osservazione della Terra guidato dall’Unione Europea in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea che – in ambito di Protezione civile – fornisce informazioni geospaziali e mappe satellitari delle aree colpite da calamità, per contribuire alla gestione delle emergenze.

Tra il 30 e l’1 Novembre, inoltre, i satelliti Cosmo SkyMed e Sentinel hanno acquisito nuovi dati delle zone terremotate con l’obiettivo di studiare le deformazioni del suolo e delle sorgenti sismiche legate all’ultima forte scossa.

L’attività, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile, è svolta da un team di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

In particolare, grazie ai dati radar acquisiti, sono state realizzate due immagini: una fornisce la prima ricostruzione delle faglie, l’altra mostra invece la deformazione del terreno, che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati, con uno spostamento massimo di almeno 70 cm nei pressi di Castelluccio.

Oggi invece due geologi del gruppo EMERGEO dell’INGV, Marco Moro e Michele Saroli (DICeM-Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, associato all’INGV) hanno raggiunto il versante sud occidentale di Monte Bove Sud in corrispondenza dell’espressione di superficie della faglia responsabile del terremoto di magnitudo 6.5 del 30 ottobre scorso.

È stata osservata la rottura cosismica primaria che presenta un rigetto di circa cinquanta centimetri, diretta espressione in superficie del movimento del piano di faglia in profondità.

La rottura cosismica individuata si localizza sul prolungamento del lineamento tettonico Monte Vettore-Monte Porche-Monte Bove attivatosi durante l’evento di magnitudo 6.5.

Il gruppo EMERGEO sin dal 24 agosto è impegnato in rilievi di terreno atti ad identificare e caratterizzare, da un punto di vista geometrico e cinematico, i settori di faglia responsabili della sequenza sismica in corso.

Il video è disponibile a questo link.

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