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Editoriale, dopo una catastrofe la solidarietà non è solo immediata

Dopo un sisma l'imperativo è dare ricoveri nelle 24 ore
Protezione civile per dar ricovero alle migliaia di sfollati (www.protezionecivile.gov.it)

Non lasciamoli rimanere da soli

Una catastrofe in replica a distanza di quattro secoli rischia di spopolare l’alto bacino del Tronto

Amatrice che, in un secolo, aveva perso tre quarti dei propri abitanti, ora è preda della devastazione e sono poche le vestigia ancora in piedi di una storia onorata. Così è per Accumuli, Pescara e Arquata del Tronto, posti ai margini del versante più magico dei monti della Sibilla.

La prima e la seconda scossa, nel pieno della notte, hanno sorpreso e fatto vittime fra chi non ha avuto la prontezza di cercare riparo all’aperto o è stato preda del panico. Paura che si è estesa all’Umbria, dove i danni sono minori, ma dove le ferite passate sono ancora fresche e dove si ha certezza che al primo evento tellurico, generalmente ne seguono decine di successivi.

Fra interruzioni di strade e comunicazioni intasate la consapevolezza è che ora l’empatia e la voglia di aiutare debbano lasciare spazio alle sole iniziative organizzate, capaci di rendersi efficaci in quella zona scoscesa, dove tutti i danni e le vittime si registrano ad altimetrie superiori ai settecento metri sul mare.

I primi appelli chiedono di togliere le password wi-fi agli apparati funzionanti e di andare a donare sangue, di cui in estate c’è sempre maggior bisogno.

E poi c’è l’obbligo di star loro accanto nei mesi che verranno dopo questa catastrofe, quelli delle scelte, dell’isolamento, della disperazione, della ricostruzione; stare accanto a fratelli in lutto che probabilmente hanno perso tutto e devono ricominciare.

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