
L’incertezza del domani, l’entusiasmo dei vent’anni e tanti sogni cresciuti in strada a ritmo di hip hop. È il concentrato del film “Balla con noi” uscito nelle sale cinematografiche la scorsa primavera. Ma è un po’ la storia di chi ogni giorno trasforma la passione per la danza in stile di vita e professione. Moreno Mostarda, coreografo del film e insegnante di hip hop, ne sa qualcosa. Il breaking è stata la sua prima forma di espressione che ha incontrato negli anni ‘80, quando l’hip hop si è manifestato per la prima volta in Italia. Ma l’amore per la danza “in piedi” è cresciuto con il waving, l’electric boogie e il poppin’. Studia con maestri statunitensi legati al mondo dei videoclip e della videodance come Gus Bembery. Entra in contatto personaggi legati alla scena hip hop-old school, molti dei quali profondamente vicini agli stili originari, artisti come Junior Almeida, Greg Campbel Junior (R-I-P), Mr Wiggles, Suga Pop, Poppin Pete e Boogaloo Sam. Si impadronisce dello stile lockin’, poppin’ e boogaloo. Da ballerino hip hop di fama internazionale passa all’attività di insegnante/coreografo toccando traguardi importanti come il “Coca Cola Tour 2004”. E nel 2011 arrivano le coreografie del film “Balla con Noi” prodotto da RAI ed Aurora Film. Che ricordi ha dei suoi esordi da ballerino? «Erano gli anni ‘80, avevo 13 anni e in televisione passavano i primi video hip hop e al cinema uscivano i film “Beat Street ” e “Break Dance”. Rimasi subito così tanto affascinato dal modo di muoversi di quei ballerini che passavo interi pomeriggi a cercare di imitare quei passi». Hip hop nonche un vero e proprio stile di vita? «Si può racchiudere tutto in due parole: Peace, Unity. È difficile spiegare in poche riche che l’hip hop è un movimento culturale che nasce negli anni ‘70 e non solo danza. Non basta indossare un pantalone largo e un cappello girato per sposare in pieno questo stile, non è così semplice, è un qualcosa che va vissuta nel quotidiano. Comunque gli elementi che costituiscono la parte artistica hip hop sono: MCing (chi intrattiene il pubblico con il rap ); Djing (la persona che mette i dischi); Writing (detti erroneamente “ bombolettari” ma veri artisti dei Tag); B-Boyng (i ballerini); Beatboxing (chi fa musica utilizzando solo la voce)». Chi si avvicina all’hip hop cosa cerca? «C’è chi è curioso e trova in questa danza solo una moda. A volte invece mi capita di avere a che fare con genitori che pensano che si tratti di uno sport da poter far fare ai propri figli. Ma fortunatamente non è sempre così. Molti ragazzi vengono a lezione perché vogliono imparare a ballare. Per mia scelta lavoro con allievi dai 12 anni in su, perché per i bimbi più piccoli, secondo me, serve la propedeutica alla danza». Come si è evoluto il panorama hip hop negli ultimi anni? «Fortunatamente, dopo anni passati nell’ombra, media e palcoscenico non hanno più potuto rimanere indifferenti a quest’arte. Certo si dovrà lavorare ancora molto perché i futuri ballerini di hip hop possano trovare lavoro in spettacoli e videoclip (come succede in America e in alcuni paesi europei) e non solo nei reality televisivi». La street dance, fatta di tanta improvvisazione finisce anche nelle competizioni di danza sportiva e quindi soggetta a giudizi e regole, cosa ne pensa? «Qui entriamo in un campo delicato, perché pur essendo una danza relativamente giovane (40 anni), anche l’hip hop come la danza classica possiede tecnica e una codificazione ben precisa. Fortunatamente il panorama italiano sta crescendo notevolmente, anche se negli ultimi anni si sta seguenda la scia degli show americani e si sta perdendo il lato artistico, si lavora su coreografie più “esplosive” e meno danzate». Progetti futuri? «Dopo il film “Balla con Noi”, sto portando avanti l’idea di formare futuri insegnanti di lockin e di poppin a Roma, Napoli, Perugia, Ladispoli, Monterotondo, Vicovaro e nei Corsi di formazione IDA (Firenze, Pescara, Catania) e AIDI (Catania)».
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