La favola di Pistoia raccontata da coach Moretti

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I toscani, nonostante un budget al minimo, sono in testa alla classifica

Il coach di Pistoia Paolo Moretti
Pistoia - Sogna, un giorno di allenare, i Los Angeles Lakers, ma intanto si accontenta di far crescere giovani di talento in Legadue e di far sognare una’intera città. Paolo Moretti, uno al quale la vita ha dato ma anche tolto tanto (oltre a due gravi infortuni ha sconfitto anche la leucemia), dopo quasi quattro anni sulla panchina di Pistoia sta raccogliendo i frutti del suo lavoro. I toscani, grazie anche alla vittoria di venerdì scorso nello scontro diretto con la corazzata Brindisi, sono in testa alla classifica assieme a Reggio Emilia. Una sorta di “miracolo”, se si considera che la squadra è stata costruita con uno dei budget più bassi del torneo. Una scelta obbligata, che a giudicare i risultati pare non aver influito più di tanto.

Pistoia al comando dopo tre giornate di ritorno: se lo aspettava?

“Finora è stata una stagione strepitosa, al di là di ogni aspettativa. Oltre ai risultati, è importante l’entusiasmo che si è ricreato in città e la partecipazione di tutto l’ambiente che aumentano la soddisfazione”

È quasi al quarto anno sulla panchina di Pistoia: cosa è cambiato?

“Sicuramente è migliorato il feeling con la società e con lo staff e i risultati sono frutto anche di questo. Affrontare un’altra stagione con un budget limitato, comunque, crea difficoltà crescenti ma abbiamo spirito e idee per superarle”

In molti dicono: Pistoia ha un quintetto top ma la panchina è corta. Come si sopperisce a questo handicap?

“È una scelta che abbiamo fatto ad inizio stagione e che avevamo fatto già nella stagione precedente per cercare di concentrare le risorse economiche su meno giocatori, ma di qualità. È un rischio, e lo sapevamo, perché le scelte devono essere azzeccate e non ci si possono permettere troppi errori. In situazioni come questa bisogna saper gestire bene la pressione fisica e psicologica che hanno i giocatori”

L’obiettivo realistico qual è?

“Siamo nei primi tre posti da inizio anno, quindi per il momento abbiamo centrato e superato qualsiasi obiettivo. Con la società però non ragioniamo in questi termini. Vediamo partita dopo partita e poi alla fine della stagione tireremo le somme e valuteremo le scelte fatte in estate”

A Pistoia la serie A manca da tanti anni. La città come si sta vivendo questo momento?

“Al momento Pistoia ha la categoria che può sopportare. Siamo tra gli ultimi club di Legadue a livello di budget e stiamo facendo il massimo delle nostre possibilità. Nei tifosi c’è entusiasmo, ma anche la consapevolezza che è complicato fare sforzi ulteriori. Non è un segreto che stiamo attraversando un periodo di austerity”

Che campionato le sembra questo di Legadue?

“Un torneo equilibrato e mai scontato. Rispetto al recente passato non c’è una squadra ammazza-campionato né una già condannata alla retrocessione. La sensazione è che alla fine saranno almeno 3-4 squadre a giocarsi promozione e salvezza”

Ci sono giocatori interessanti che possono avere un futuro da top player in Europa o in serie A?

“Più di uno. Questo è il campionato delle sorprese visto che, come noi, anche altri club hanno dovuto trovare giocatori di talento a basso costo. Nomi? Per quanto riguarda gli Usa il nostro Hardy, ma anche Brooks di Jesi, Edwards di Verona e Thompson di Brescia potranno giocare ad alti livelli. Tra gli italiani invece mi hanno sorpreso positivamente Montano di Bologna, Santiangeli di Jesi e il nostro Saccaggi”

A proposito, Roma ha preso Varnado che lei conosce bene. Che tipo di giocatore è?

“È un giocatore di grande impatto fisico. Se trova l’ambiente giusto e motivazioni può dare una grossa mano a Roma”

Dopo una lunga carriera in campo ha scelto di allenare: quale ruolo è meglio?

“Meglio in campo. Meno pensieri, meno problemi e meno responsabilità, anche se da giocatore non è che non ne avessi...”

Nella vita ha dovuto affrontare gravi infortuni e malattia: dove ha trovato la forza di andare avanti?

“La vicinanza delle persone care è stata molto importante. Ci sono momenti nella vita in cui si ha bisogno di aiuto e bisogna cercarlo. Le motivazioni e la voglia di ripartire mi hanno permesso di avere la consapevolezza che nella vita c’è sempre tanto da scoprire dietro ogni porta”

In panchina ha un modello?

“Ho avuto tanti ottimi allenatori, da Messina a Bucci e Guerrieri e ogni tanto cerco di scavare nella memoria per recuperare qualche particolare o qualche segreto. L’unica cosa è che mi manca di non aver fatto un’esperienza da assistente”

Se un giorno potesse scegliere, che squadra le piacerebbe allenare?

“Domanda difficile...Direi i Los Angeles Lakers”.

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