FIRENZE – Ha la dizione perfetta, le “c” non se le mangia più. E’ strano che ad un pratese venga conferita la cittadinanza onoraria di Firenze, ma ormai Roberto Benigni, da Vergaio con furore, è un patrimonio dell’umanità. L’Oscar per “La vita è bella” lo sta a testimoniare. Ritorna Benigni con altri canti della “Divina Commedia” (dal 20 luglio al 6 agosto in Piazza Santa Croce) per altre dodici cantiche, dall’XI fino al XXII.
Sei anni fa ci deliziò con i primi dieci canti. Se andasse in scena ogni sei anni, con una media di dieci cantiche per show, nel 2060 sarebbe arrivato a coprire tutti i cento canti danteschi. Peccato che all’epoca il Piccolo Diavolo, oggi sessantenne, classe ’52, avrà 108 anni. Vista l’invidiabile forma, fisica e spirituale del toscanaccio per eccellenza, ce la potrebbe anche fare. Ride, sprizza gioia, saltella su quelle sue gambette da Pinocchio.
L’organizzazione è ancora affidata a Lucio Presta. Nel ’06 Benigni affrontò anche una tournee mondiale che lo portò in Grecia, appunto Firenze, Roma ed altre cinquanta città diverse tra cui Parigi, Londra, Monaco, Francoforte, Madrid, New York, San Francisco, Boston, Chicago. Tra gli sponsor della nuova operazione l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che non precisa l’entità del contributo.
Dante come scuola e storia dello scibile umano: “Dove andiamo, in letteratura, nelle arti, Dante è già stato”, comincia Benigni. Chissà se se lo sarebbe immaginato quando bestemmiava tra i campi di una Prato popolana e cenciaiola anni ’70, un giorno di arrivare fino a Los Angeles e di poter declamare i versi del Sommo Poeta in tutto il globo. Benigni è uno di quelli che conosce a memoria quasi tuttala Divina Commedia, esercizio, arte e allenamento antico, utile per stornellare e fare dell’Ottava Rima. “Dante è talmente attuale che vi porterò dove c’è il marcio, la putrefazione. Nei boschi di assassini e “sodomiti”, i contronatura in politica, i ruffiani, i seduttori, addirittura gli stalker ante litteram, le meretrici, i lusingatori immersi nello sterco, gli uomini di chiesa che si occupano di denaro, il peculato, la concussione: insomma più attuale di così si muore. Qui suona la campana del presente, ma anche quella del futuro”.
Dante come fulcro e generatore di tutto quello che è venuto dopo: “In Dante c’è l’invenzione della Commedia dell’Arte e, in generale, è l’apice di tutta la letteratura”. Benigni ama Dante, visceralmente: “E’ troppo piccolo il nostro pianeta per far finta che Dante non ci sia stato. Non si parla di sola letteratura, leggendola Commediasi ha l’impressione che sia uno scandaglio della nostra anima più profonda”. Poi gli elogi passano dal Sommo al più terreno sindaco di Firenze: “Se prenderei in collo Renzi? (ricordando il celebre scatto con Berlinguer in braccio; ah, quanto tempo è passato, in tutti i sensi) Ma io lo prendo fin da quando era piccolo. Renzi mi ha dato la spinta, è stato uno dei motori per rifare Dante in Santa Croce”. Ne esce fuori un Benigni renziano della prima ora: “Se Renzi diventa premier, io faccio il sindaco. Si sente nell’aria un grande cambiamento, da una parte preoccupazione e perplessità sul domani, dall’altra però anche entusiasmo. E’ adesso che si sta preparando il futuro. Noi italiani nei momenti peggiori riusciamo a dare il meglio di noi, non sarebbe male se riuscissimo a dare il meglio anche nei momenti positivi. Persone come Renzi sono dei tesori”.
Prato e Firenze, due mondi lontani, distanti non solo geograficamente: “Quando venivo a Firenze da piccolo, ed io venivo dalla campagna, era un viaggio, non ero informato di niente e sapevo tutto perché la bellezza arrivava a inondarmi. Adesso i ragazzi sono informati su tutto e non sanno niente. Ci sarà un motivo per cui la sindrome di Stendhal è nata a Firenze. La bellezza placa il cuore dei barbari”. Il suo monumento preferito: il Battistero di Santa Maria del Fiore.
La poesia ci salverà? “Io non sono un insegnante, non faccio didattica, io sono un uomo di spettacolo. In Dante ci sono tutti i germi della poesia nata nei secoli successivi, da Montale a Pascoli, Elliott e Caproni, c’è la pittura, De La Croixe Michelangelo, la filosofia, il cinema con tutti quei campi lunghi e zoomate, si sentono addirittura gli odori, la musica”.
Infine la politica: “Mario Monti lo metterei in Purgatorio che è la cantica più dolce, più educata, ed anche la più tecnica. Se uno è arrivato in Purgatorio, significa che è uscito dalla spread”. Molto è rimasto da dire, da sentire. L’appuntamento è in Santa Croce, sotto la statua di Dante. Info: inizio alle 21.30; www.tuttodante.it.