

FIRENZE - Le maschere ed i nasoni sono inconfondibili. Il loro marchio di fabbrica. Gigantesche opere di cartapesta appese ai volti dei quattro attori tedeschi. Ferme, fisse, immobili, talmente statiche da farci credere che cambino aspetto ed espressione ad ogni nuovo sguardo. Arriva in Toscana l’ultimo lavoro, in prima assoluta, della compagnia berlinese Familie Floz, “Infinita”. Dopo Siena, al Teatro dei Rinnovati, dal 17 al 19 febbraio, Firenze, al Teatro Verdi dal 2 al 4 marzo, con doppia replica, pomeridiana e serale, per la giornata di domenica. Firenze che ha un legame particolare con il collettivo perché città d’origine del manager del gruppo, Gianni Bettucci. Firenze che li ha già visti, accolti ed applauditi in svariate stagioni grazie al Teatro di Rifredi che ha avuto la lungimiranza e l’accortezza di far scoprire sotto l’Arno il mimo, la poesia muta dei Floz (www.floez.net). Hanno cinque produzioni che girano ininterrottamente il mondo, due cast a disposizione, tre luoghi fissi di creazione in Germania, a Berlino, Stoccarda e Duisburg. Nel capoluogo toscano sono già passati “Ristorante immortale”, una trattoria nell’aldilà che attende clienti che mai arriveranno in un contrappasso eterno di aspettative deluse e rincorse tra oste e cameriere, “Teatro Delusio”, una sorta di “Rumori fuori scena” ma nel campo del balletto classico e della musica concertistica da camera, “Hotel Paradiso”, una girandola di eventi tra il giallo ed il noir, con cadaveri al seguito, in una baita di montagna tra cime imbiancate e scheletri nell’armadio. Il quinto spettacolo, “Garage d’Or”, è l’unico che ancora non ha trovato collocazione dalle nostre parti. Ma il terreno è fertile. Punto in comune del loro processo creativo è senza dubbio l’idea di fine, di conclusione, di termine che pervade i loro lavori. Una pennellata di nostalgia, un velo di tristezza. Che cosa c’è dietro la siepe? C’è una vita oltre la morte? In quest’ultimo “Infinita” (da sottolineare che tutti i loro titoli sono universali e trasversali ai vari idiomi, così come la loro intima poetica esistenziale) si parla di due età dell’uomo nei quali emergono, senza vergogne ed in maniera spontanea, tutte le debolezze spontanee, le ingenuità sincere, le semplicità schiette delle età dell’uomo: l’infanzia e la terza età, in un continuum di passaggio e rinascita, reincarnazione, nascita e morte, buio per poi tornare nuovamente alla luce. Passare dal gattonare a quattro zampe ad utilizzarne tre, parafrasando il quesito della Sfinge proposto ad Edipo. E’ uno spettacolo per famiglie, ci tengono a sottolinearlo. Camminano al rallentatore, leggermente ingobbiti, con i bastoni che usano come batteria degli Stomp, come tip tap, creando duelli come se fossero sciabole e fioretti. Le loro sono sempre piece collettive. La maschera (ne hanno create, manualmente ed artigianalmente, oltre duecento, “ma soltanto centocinquanta sono andate in scena, altre tentano ogni volta di intrufolarsi e fare capolino ma senza successo”, e prima o poi le tireranno fuori dai cassetti e cellophane e ne faranno una mostra permanente), fondamentale per questo tipo di realizzazione, viene modellata sul lavoro che l’attore ha fatto e pensato sul personaggio che deve portare in scena: “Alla riconsegna della maschera, però, il travestimento diviene vivo e cambia nuovamente le percezioni dell’attore in un continuo gioco ad elastico tra le sue volontà e le esigenze del costume”. I Floz girano dal 2000 il mondo ed affiancano i loro spettacoli a workshop intensivi sull’attore e sulla maschera, costruendone sempre di nuove con gli allievi. Nel 2012 la loro “Accademia Estiva” italiana sarà a Tuscania, nel Lazio dal 24 giugno al 7 luglio. “A livello estetico è la prima volta che lavoriamo con il video e con le proiezioni in scena. – spiega uno dei due registi ed attore, Hajo Schuller - Ci saranno infatti immagini registrate in bianco e nero in un gioco di ombre che si sommerà al gioco delle maschere. Ed è la prima volta che ci siamo slegati da uno specifico e preciso luogo come il ristorante, l’albergo o il teatro dei precedenti”. Qui avremo l’asilo, il parco, l’ospizio, il cimitero. Nessuna malinconia, però: “Abbiamo provato a giocare con il Tempo ed anche ad uscire dal meccanismo consolidato del capo e del servitore, del boss e del clown. Con “Infinita” abbiamo voluto raccontare cose più dolci e sottili, i bambini e gli anziani (in scena box e carrozzine, panchine e giocattoli), entrambi categorie fuori dal mondo del lavoro, che sembrano “inutili” per un certo tipo di società produttiva”. Sulla scena ci saranno anche Bjorn Leese, Benjamin Reber e Michael Vogel. Info: Teatro Verdi, via Ghibellina 89; 2, 3 marzo ore 20.45, domenica 4 marzo 16.45 e 20.45; biglietti: 31, 25 19 euro; www.teatroverdionline.it.
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