

Bassano del Grappa – Pensavamo di essere andati a teatro. Ci siamo ritrovati al cinema. Nobile spaesamento, cambio di rotta, slittamento di binari. Dall’omonimo racconto di Joyce, il “The dead” dubliner, rivisto nella chiave di lettura dei forlivesi Città di Ebla (ideatori anche del festival “Ipercorpo”, quest’anno dal 20 al 25 settembre, dal titolo “Premere sui confini”, spostatosi dai Magazzini Interstock nel complesso in disuso SITA/ATR; www.cittadiebla.com) prende sembianze e visioni giallo ocra. In una scena dove un filtro seppia rimanda la memoria al passato, una camera alto borghese (una signora nelle vicinanze esclama: “Che tradizionale!”) che occhieggia ed ombreggia dietro il fine paravento che lascia intravedere senza svelare, celando, ma non del tutto, l’azione della signora (Valentina Bravetti concentrata ed intensa) che si prepara ad uscire in movimenti da “Io ballo da sola”. La cappa è polverosa, si sente il retrogusto d’antico, vintage, nostalgico. Una bolla di sapone si apre in quel sogno, buttata sul letto che sfoggia e sfodera immagini illuminate nel telo che si fa grande schermo lasciandosi alle spalle camera, attrice, Janis Joplin che graffia, il controluce, i profili. Un secondo studio raffinato, preciso, millimetrico, come è nelle corde pulite dei CE, delicato che lascia una scia di fallimento e sconfitta esistenziale, uno strascico sposalizio di perdita, di vetro infranto, il dolce cullarsi del naufragio tra le onde madri e matrigne del Passato. Quanto si possa definire “spettacolo dal vivo”, se il registrato schiaccia l’azione in presa diretta? Anche se lo scarto è minimo perché lo scatto, la posa, viene effettuata direttamente sul palco (le fotografie sono di Laura Arlotti), nel retro dello schermo che si para alla platea e riproiettati con pochi secondi di distanza. Ogni replica quindi stesse disposizioni ma ritratti in pixel differenti. Click per fermare la vita, che rimane impossibile da arrestare. Come sempre il rigore, estetico, formale, colloquiale ed architettonico di Claudio Angelini, i tagli netti e i decisi registri registici, donano l’ingresso in un mondo immaginifico altrove, fatto di appigli traslucidi, di agganci oleosi, carichi di rimandi sottopelle suadenti e fascinosi. Un complesso gioco di tempi che lasciano spazi ed intercapedini per caderci dentro, esserne risucchiati, dentro e fuori il teatro, in un tempo altro tra la visione, l’effettiva realizzazione, la storia che scorre per flash back, sempre in ritardo, sempre in rincorsa. Come il vedere oggi nel cielo una stella passata davanti alla Terra milioni d’anni fa. Che cos’è il presente? s’interrogano gli Ebla. L’annaspante bracciata alla ricerca di quello che c’era? Flash immobili, dettagli nascosti di un quadro, all’interno delle immagini: lo spumante, i bicchieri, la valigia. Non cinema allora ma fotografie a scartamento ridotto, lente passano in slow motion. Tremolano che paiono muoversi sul foglio davanti ai nostri occhi. Un’installazione in movimento, un concerto in play back, una doppia visione, o meglio una visione sdoppiata che poi si riaccoppia in una sola, unica, che è quella della pellicola che annienta la vita che si muoveva precedentemente dietro. Statue di celluloide, fotogrammi che si rincorrono di una donna delusa e abbandonata, su un letto vuoto, troppo grande per una persona soltanto, lo sguardo perso nel vuoto, i maglioni da affondarci il naso per trovare l’ultimo granello e grammo d’odore, feticcio di un amore. Il cinema si chiude, come portabagagli d’auto visto dall’interno, come palpebra del condannato, occhio cosciente del suicida su un mondo, adesso non più ovattato ma ricolmo di voci che si assommano e aggrovigliano, che non gli appartiene più, troppo vivace, troppo vivo, di schiamazzi di bambini. “The dead”, Città di Ebla, tratto da James Joyce. Ideazione, luci e regia: Claudio Angelini, con Valentina Bravetti, fotografie in tempo reale: Laura Arlotti, composizione sonora: Elicheinfunzione; collaborazione drammaturgica: Riccardo Fazi; cura degli allestimenti e costumi: Elisa Gandini; direzione tecnica: Luca Giovagnoli; fonica: Dario Neri con l'aiuto di Stefan Schweitzer; una produzione: Città di Ebla, Chantier Temps D'Images 2010/Romaeuropa Festival; con il sostegno di: Comune di Forlì, Regione Emilia Romagna. Visto al B Motion di Bassano del Grappa, Vicenza, il 1 settembre 2011.
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