Luca Miniero difende il suo sequel: «Non è una scorciatoia»

Colloquio con il regista di "Benvenuti al Nord”: «Le differenze sono la vera ricchezza di questo paese»

Luca Miniero
Dalla piazzetta di Santa Maria di Castellabate a piazza Duomo a Milano. Dai vizi e le virtù del Sud a quelle del Nord, che poi alla fine non sono poi così distanti. A quindici mesi dall’uscita di "Benvenuti al Sud", la coppia Claudio Bisio - Alessandro Siani va in trasferta a Milano, tra ristoranti giapponesi, leghisti, alpini e caffè dai mille gusti, con "Benvenuti al Nord", che nel primo giorno di programmazione ha incassato un milione e 300 mila euro. A capitanare la banda c’è il regista Luca Miniero, napoletano doc, che spera di regalare al pubblico un film «con una sua anima».
Come è stato ritrovare sul set la coppia Bisio - Siani? È stato ottimo, anche perché dopo la nostra prima esperienza non ci siamo mai persi di vista. Inoltre, girare con gli stessi attori è un po’ come stare a casa.
La domanda è d’obbligo. Non è rischioso fare un sequel di un film che ha avuto un grande successo?
Non credo. Se Benvenuti al Sud non avesse avuto successo (quasi 30 milioni d’euro incassati), questo sequel non ci sarebbe stato. Meglio venire da un successo che da un flop. La cosa fondamentale è che il film, sequel o non sequel, deve avere una sua identità e una sua anima.
I “maligni” potrebbero pensare che è facile sfruttare una pellicola di successo. Lei cosa ne pensa?
È ovvio, come dicevo, che se il primo film non avesse avuto successo, non ci sarebbe stato un secondo. Ma, non per questo credo che sia una scorciatoia. Ci sono sequel anche di maggior qualità rispetto alle prime versioni: penso a “Toy Story”, in cui il terzo capitolo è molto più bello dei precedenti e infatti ha vinto l’Oscar.
Proprio a tal proposito, sia a Hollywood che in Italia per questa stagione è prevista una pioggia di sequel. Questo avviene perché non ci sono più idee?
Non credo assolutamente che manchino idee. L’originalità non è sinonimo di bellezza: ci sono film che si crede originali e poi ne copiano altri, al contrario si possono vedere dei sequel ben fatti. Il problema è il pubblico che va a vedere solo un certo tipo di film.
Forse è per questo motivo che in Italia si fanno tante commedie?
La commedia è un’industria, è un cinema commerciale d’intrattenimento, ma non per questo è di serie b. La commedia di massa sta andando bene perché propone temi che piacciono al pubblico e comici spesso televisivi che il pubblico apprezza. Certo, gli incassi non sono un sintomo di qualità e dunque penso che in questo filone ci siano film piacevoli ed altri molto meno. Ma il pubblico predilige questo genere perché penso anche, che il cinema “più impegnato”, si è richiuso su se stesso e di conseguenza ha un approccio meno diretto.
Tornando al film e al suo libro “Napoli - Milano da casello a casello”: c’è così tanta differenza tra il Nord e il Sud, anche nella realtà?
Il film è un affresco della realtà, che racconta le tante differenze che ci sono. Ma queste diversità non possono che essere una ricchezza: anche questa è la bellezza dell’Italia. Basta prendere un treno e viaggiare per tre ore, che ti accorgi quanto la realtà può cambiare: nel cibo, nel modo di affrontare la vita e persino nelle feste natalizie. Ma poi il bello è che alla fine tutti i pregiudizi e le differenze, che si vedono anche nel film, rendono le due realtà (quella milanese e quella napoletana) più vicine di quello che si pensa.
Per il futuro, che progetti ha?
Sto pensando ad un’altra commedia che mette a confronto questa volta la città con la campagna. I protagonisti saranno costretti a tornare alla vita di campagna.

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