
Roma - Ogni giorno su Facebook si registrano 600mila tentativi di violazione dei profili personali da parte degli hacker. Cifre da capogiro, e a rivelarlo sono gli stessi amministratori del social network, che per la prima volta hanno reso noto le proporzioni di quello che appare un vero e proprio “bombardamento” della piattaforma ad opera dei pirati informatici. Secondo un post pubblicato sulla pagina Facebook Security lo 0,06% degli accessi giornalieri risultano compromessi. Numeri da capogiro, visto che sono 650 milioni gli utenti del social network. Tra i reati più diffusi ci sono sostituzione di persona, furto di identità, utilizzo delle generalità di professionisti o personaggi famosi a scopo di frode o per riuscire ad avere contatti con un grande numero di persone. Reati fastidiosi per gli utenti, ma a tenere sempre alta l’attenzione c’è la Polizia Postale che, con i suoi operatori, monitora la rete anche attraverso l’aiuto degli utenti, alla ricerca soprattutto di pericoli e rischi per i ragazzi. La creazione di siti inneggianti all’odio razziale, alla violenza, ma anche l’ingiuria o l’offesa all’interno di un forum possono, infatti, essere alcune delle situazioni negative che possono accadere dentro una comunità virtuale frequentata da milioni di utenti. «Facebook ha delle regole che sono poco conosciute ma ben precise, che tutti gli utenti devono rispettare», spiegaDiego Buso, dirigente della Divisione II del Servizio polizia postale e delle comunicazioni. «C’è un lavoro di monitoraggio da parte nostra certo, ma quello costante lo fanno gli stessi utenti. Qualsiasi cosa che venga percepita come fuori dalla normalità o offensiva o che potrebbe costituire un reato - spiega - viene segnalata e dirottata quasi sistematicamente agli uffici della Postale su tutto il territorio nazionale. Quando questo succede ovviamente, a seconda del tipo di allarme che destano e a seconda del tipo di reato, ci si muove per far arrivare questa segnalazione ai gestori del social network che stanno a Palo Alto, in California. E se c’è una situazione offensiva gli operatori di Facebook provvedono a rimuovere il gruppo a cui fa capo o i contenuti non appropriati». «Per quanto riguarda un fatto di reato accertato, l’iter che si segue è quello di tipo tradizionale - spiegano gli esperti della Postale -. Avvertiamo la Procura e di intesa con loro inviamo la segnalazione direttamente ai dirigenti di questa piattaforma che la comunicano alle forze di polizia, queste a loro volta inviano la richiesta di oscuramento di un gruppo o l’acquisizione di maggiori dati per il proseguimento delle indagini alla autorità giudiziaria». Sicuramente la sostituzione di persona è il reato maggiormente diffuso, assicurano gli esperti. E spiegano: «Ci sono state molte denunce da parte degli utenti per diffamazione: perché è chiaro che la possibilità di “postare” in gruppi determinati commenti può determinare fattispecie penali come l’ingiuria o l’offesa nei confronti della persona che ospita il commento oppure la diffamazione». Purtroppo anche Facebook ha il suo volto scuro. Da formidabile strumento di comunicazione può diventare luogo per lo scambio di materiale pedopornografico: «Abbiamo ancora indagini in corso per riguardanti questo reato - dichiarano gli esperti della Postale - stiamo raccogliendo informazioni su soggetti che hanno utilizzato questa piattaforma per lo scambio di immagini pedopornografiche e recentemente abbiamo fatto anche degli arresti. Ma in molti casi la sede di Facebook a Palo Alto agisce in autonomia ed è in grado di fare un controllo dei contenuti molto efficace. Tantissimo materiale pedopornografico è segnalato da loro generalmente avendo l’obbligo di comunicare immediatamente, e non oltre i 10 giorni, tutto ciò che trovano di illecito perchè non facendolo rischiano multe molto elevate e in caso di recidiva si può arrivare alla sospensione della licenza».
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