
MILANO - Sono sufficienti 7 giorni. Un’esposizione di breve durata ai gas che avvelenano l’aria (ad eccezione dell’ozono), basta a colpire ed affondare il cuore. Secondo gli scienziati che hanno pubblicato il loro studio sulla rivista Jama questa specie di “aerosol” forzato che si subisce nelle grandi città, avvelenate dai gas nocivi, porta infatti ad aumentare il rischio di infarto. D’altronde gli scienziati dell’Università già da oltre 50 anni sospettavano che l’intenso inquinamento atmosferico fosse altamente nocivo per la salute del cuore. «Nei Paesi industrializzati le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità e sono associate a una significativa morbidità - hanno spiegano gli autori della ricerca - tutti questi Paesi hanno livelli di inquinamento elevati e fin dagli anni ‘90 molti studi epidemiologici hanno dimostrato l’esistenza di legami fra i livelli di smog e la salute, confrontando i ricoveri ospedalieri e la mortalità complessiva, compresa quella respiratoria e cardiovascolare. Tuttavia l’associazione fra inquinamento atmosferico e rischio a breve termine di infarto del miocardio rimane ancora un argomento sul quale si discute tanto perché alcuni studi hanno mostrato un legame, altri non hanno trovato un’associazione o l’hanno trovata in riferimento solo ad alcuni specifici inquinanti». Mustafic, dell’università Paris Descartes ha condotto una revisione sistematica e una metanalisi per esaminare proprio l’eventuale legame fra una breve esposizione ai “veleni” presenti nell’aria e il rischio di attacco di cuore, provando a tentando quantificarla. I più importanti inquinanti presi in considerazione sono stati l’ozono, il monossido di carbonio, il biossido di azoto, il biossido di zolfo e le Pm10 e Pm2.5. Successivamente sono stati inclusi altri 34 studi nell’analisi, quelli in particolare che dimostravano associazioni significative da un punto di vista statistico fra gli inquinanti in questione, eccetto l’ozono, e il rischio d’infarto. Ed ecco quindi i meccanismi di questo collegamento: «Il primo è l’infiammazione: i livelli dei marker dell’infiammazione come la proteina C-reattiva risultano più alti a seguito di un’esposizione allo smog. Il secondo è la regolazione anomala del sistema cardiaco autonomo. Diversi studi hanno collegato alti livelli di inquinamento ad un battito cardiaco accelerato e ad una diversa variabilità del battito. Il terzo meccanismo è un aumento della viscosità del sangue dovuto all’inquinamento. Ciò potrebbe portare alla formazione di trombi, ad un acceleramento della progressione aterosclerotica e ad una diminuzione della stabilità delle placche».
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