
Roma - (Adnkronos Salute, 26 mar) - Il caso della bella canadese Jenna Talackova, squalificata dal concorso di Miss Universo Canada perchè nata uomo, ha riportato alla ribalta i disordini di genere. «Sono circa 100 gli interventi di cambio di sesso effettuati ogni anno in Italia, per due terzi si tratta di un passaggio maschio/femmina, per un terzo femmina/maschio. La casistica nel nostro Paese ci dice, inoltre, che 1 persona su 35.000 chiede il passaggio dal sesso femminile a quello maschile e 1 su 18.000 il contrario». A fotografare per l’Adnkronos Salute il ricorso al bisturi per scegliere la propria sessualità è Aldo Felici, fondatore nel 1992 del Servizio di consulenza e di sostegno per le persone che chiedono il cambio di sesso (Saifip) dell’Ospedale ’San Camillo' di Roma, un’eccellenza italiana che quest’anno celebra 20 anni di attività.
Intrappolati in un corpo che non si sente come il proprio, si finisce per chiedere aiuto al bisturi. «Questa condizione - prosegue l’esperto, che ha eseguito personalmente più di 500 interventi di questo tipo - si manifesta quando c’è un disordine di genere. E si sviluppa già nei primi tre anni di vita, ma si rende esplicita nell’età della pubertà. Perchè questo è il momento della verità. Quando i cambiamenti del corpo non coincidono con quello che si sente di essere. In Italia - avverte il chirurgo - non si può intervenire prima dei 18 anni, mentre in Inghilterra e Olanda già a 16 anni si può procedere con terapie ormonali in casi particolari».
In ogni caso bisogna tener presente che la strada è lunga «e senza ritorno. Non a caso il paziente deve seguire una preparazione endocrinologica e un sostegno psicologico. Tra l’arrivo di un paziente al Centro e l’intervento - racconta l’esperto - passano circa 2 anni. Un periodo in cui si porta avanti l’iter psicologico, la preparazione endocrinologica, e si attende l’autorizzazione del Tribunale. Dopo l’operazione, invece, si può chiedere la rettifica dei dati anagrafici». I pazienti «si presentano alcune volte accompagnati dai genitori o dal partner, altre volte da soli. È fondamentale, comunque - evidenzia - che abbiano aspettative realistiche sull’intervento e le sue conseguenze. Anche per questo è cruciale il sostegno a livello psicologico».
Al Servizio di consulenza e di sostegno per le persone che chiedono il cambio di sesso (Saifip) dell’Ospedale ’San Camillo' di Roma «eseguiamo circa 20 cambi di sesso ogni anno», specifica Nicola Felici, responsabile della struttura. «Ma gli interventi ’collateralì rispetto al cambio di sesso vero e proprio sono molto più numerosi: pensiamo all’asportazione degli organi genitali nelle donne che diventano uomini, alla mastoplastica riduttiva o additiva, alle procedure ancillari come il ritocco delle cicatrici».
Insomma, si tratta «di un percorso lungo e complesso», curato in ogni particolare. «Un’attività ormai ben nota, tanto che abbiamo pazienti da tutta italia, anche stranieri». Il centro vanta un altro primato: «Nella nostra esperienza praticamente non abbiamo avuto alcun ripensamento. Questo vuol dire che il percorso che è stato studiato è corretto», conclude.
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