Marino: “l’Italia può contare sulle Cooperative”

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Una giornata di festa globale per un modello di impresa che in tutto il mondo garantisce 100 milioni di posti di lavoro. Sabato scorso, come ogni primo sabato di luglio dal 1923, è stata la Giornata Internazionale delle Cooperative, una ricorrenza quest'anno ancor più simbolica delle precedenti considerato che il 2012 è stato proclamato dall'Onu Anno Internazionale delle Cooperative. Per l'occasione abbiamo rivolto qualche domanda a Luigi Marino, Presidente di Confcooperative e dell’Alleanza delle Cooperative Italiane.

Presidente Marino, iniziamo parlando di lavoro. Tra poco più di una settimana entrerà in vigore la riforma Fornero: qual è il suo giudizio sulla normativa?

«È stato un percorso lungo. Abbiamo partecipato in modo attivo, e con senso di responsabilità, al confronto avviato dal Governo. Nel complesso avremmo auspicato una maggiore gradualità dell’operatività di questa riforma. Una buona riforma, per essere tale, deve essere sostenibile dalle imprese che rappresentano il motore del paese».

Aspetti positivi?

«Va apprezzata la volontà di intervenire sulle distorsioni del mercato che hanno creato un’estrema precarizzazione in alcune forme di lavoro. Per tanti anni si è parlato di riformare gli ammortizzatori sociali, tarati su un sistema manifatturiero: con la riforma, anche se per alcuni aspetti in modo non del tutto condivisibile, l’argomento entra nell’agenda delle cose da fare».

Passiamo all’Anno Internazionale delle Cooperative proclamato dall’Onu: un riconoscimento importante, giunto in un momento piuttosto complicato…

«Un riconoscimento che esalta la nostra responsabilità e ci impegna verso nuovi obiettivi. Ad oggi, nel mondo le cooperative occupano 100 milioni di persone, vale a dire il 20% in più degli occupati nelle imprese multinazionali. In Europa 160mila imprese cooperative danno lavoro a 5,4 milioni di persone. In Italia, le persone che lavorano nelle cooperative sono poco meno di 1,4 milioni. L'Alleanza delle Cooperative (Confcooperative, Legacoop, Agci) rappresenta oltre il 90% del movimento cooperativo. Il Governo ne tenga conto: ci prenda in parola quando ci candidiamo a dare un contributo maggiore e proponiamo le condizioni per farlo. L'Italia può contare su di noi. E poi la crisi ha portato, nel mondo e in Europa, alla “riscoperta” delle cooperative, che hanno resistito e reagito alle difficoltà meglio delle altre imprese. Solo in Italia, nell'ultimo quadriennio di crisi l'occupazione nelle cooperative è cresciuta dell'8%. Negli stessi anni, invece, abbiamo assistito a un arretramento nelle altre forme di impresa».

Ai lavori di giovedì, giorno in cui l’Aci ha celebrato a Roma l’Anno Internazionale, ha partecipato anche il Presidente della Repubblica…

«Una presenza che ci lusinga e ci riempie di orgoglio, che rinsalda il legame tra le cooperative e l'Italia. Non si sbaglia se si afferma che le cooperative, nate nella seconda metà dell'800, e l'Italia unita hanno la stessa età. È un elemento che ci richiama verso le difficoltà e i problemi attuali del nostro Paese e verso il contributo che noi possiamo e vogliamo dare».

Cosa ci dice del percorso intrapreso dalla cooperazione italiana con l’Aci?

«Ha facilitato il dialogo con le Istituzioni e la collaborazione con le principali associazioni imprenditoriali e sindacali del Paese, in una logica di coesione e di spinta alla crescita. Abbiamo concepito l'Alleanza come l'inizio di un percorso. L'obiettivo resta l'unità».

Un'ultima considerazione, sull'Europa…

«Un'Europa debole e che non cresce è un male per tutti. Non dobbiamo essere gelosi difensori di una sovranità nazionale che non c'è più. Dobbiamo costruire insieme una sovranità condivisa, autorevole e potente. Occorre accelerare sull'integrazione politica».

A.P.

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