"Mafie in pentola" per sconfiggere l'illegalità anche a tavola

Lo spettacolo teatrale promuove le attività delle cooperative aderenti a Libera Terra

Una scena dello spettacolo

Sotto forma di monologo teatrale racconta la storia dei prodotti che provengono dai terreni confiscati alle mafie e coltivati dalle Cooperative aderenti a “Libera Terra”, l’associazione fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti. Si tratta di “Mafie in pentola. Libera Terra, il Sapore di una Sfida”, uno spettacolo nato da un viaggio inchiesta compiuto da Tiziana Di Masi, attrice, e Andrea Guolo, giornalista. Dopo il successo del 2011, quest’anno la tournée è già ripartita nell’ambito di un progetto targato Coop Lombardia. Per saperne di più abbiamo rivolto qualche domanda all’attrice salernitana.
Tiziana Di Masi, “Mafie in Pentola” viene scandito da un menù della legalità: pasta, legumi, olio, torroni, vino, … Quali sono le storie che stanno dietro a questi prodotti?
«Le storie sono quelle delle cooperative di Libera Terra che nascono sui terreni confiscati alle mafie. È un menù che si compone di storie provenienti da tutta Italia. Iniziamo con le friselle e i taralli prodotti dalla cooperativa Terre di Puglia per poi proseguire con la pasta della cooperativa Placido Rizzotto, raccontiamo delle mozzarelle della cooperativa Le Terre di Don Peppe Diana e dei dolci prodotti a Cascina Caccia. Abbiamo poi un caffé finale “da non offrire”, perché il caffè è simbolo del compromesso, e gli amici della cooperativa Valle del Marro di Gioia Tauro questo caffè l'hanno sempre rifiutato, ricevendo così, come del resto altre cooperative di Libera, minacce, avvertimenti, ritorsioni…».
Com’é nata l'idea di unire il teatro di impegno civile con il teatro gastronomico?
«L’impegno civile e il cibo sembrano ambiti molto diversi, ma in realtà non lo sono, poiché il cibo racconta la storia delle persone che l’hanno preparato e quella dei territori da cui esso proviene. Durante lo spettacolo cerco così di tradurre nella pratica quello che è il discorso teorico. Perchè nel momento stesso in cui parlo di lotta alle mafie faccio vedere, praticamente, che quel cibo che gli spettatori mangiano, e che noi offriamo in scena, è la manifestazione concreta di una lotta possibile. Perché da quelle terre sfruttate nasce il lavoro libero delle cooperative, e da quel prodotto libero nasce il prodotto a marchio Libera Terra».
L’anno scorso lo spettacolo ha girato tutta Italia con più di 60 date, toccando anche luoghi simbolo della lotta alle mafie: come ha risposto il pubblico?
«La risposta del pubblico è stato l’elemento che ci ha maggiormente sorpreso. Intorno allo spettacolo c'è stata e continua ad esserci una grande curiosità: al nord è attenzione per qualcosa che si inizia profondamente a voler conoscere, al sud è ascoltare storie spesso conosciute ma raccontate in modo diverso. Ma non sempre è andata bene. Ad esempio, la reazione del pubblico in alcune zone profondamente segnate dalle mafie è stata la non-partecipazione. A San Pietro Vernotico, in quella che possiamo chiamare la “casa fondatrice” della Sacra Corona Unita, abbiamo avuto un pubblico straordinario in piazza, ma ci siamo trovati ad avere a che fare con la reazione della famiglia del cassiere della Sacra Corona, che ancora lì vive, e che non aveva apprezzato affatto lo spettacolo...».
È appena partito un nuovo progetto di Coop Lombardia che ha scelto proprio “Mafie in Pentola” come strumento per la sensibilizzazione dei propri soci. Come è nata questa collaborazione?
«Dopo la tournée nazionale dello scorso anno, Coop Lombardia ha pensato che il nostro spettacolo fosse un mezzo efficace per arrivare al cuore delle persone e per sostenere la sua campagna di raccolta fondi in favore di una nuova cooperativa che nascerà in provincia di Trapani, sui terreni confiscati a Matteo Messina Denaro. Siamo davvero contenti di poter dare il nostro contributo a questa importante iniziativa. L’obbiettivo è quello di riuscire a trasmettere l’idea che anche mangiando è possibile fare antimafia. “Mafie in Pentola”, del resto, è proprio questo: un invito ad avere consapevolezza dei propri consumi, a scegliere la parte giusta anche al supermercato”.

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