
I dati parlano chiaro per il presidente di Confcooperative e portavoce dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, Luigi Marino: «La cooperazione fa bene al paese e dove c’è cooperazione c’è occupazione». I soci delle cooperative sono nel mondo tre volte gli azionisti individuali. A fronte dei 328 milioni di persone che possiedono azioni di società di capitali, circa un miliardo sono infatti i soci cooperatori. E sono 100 milioni le persone occupate nelle imprese cooperative dei cinque continenti. Vale a dire il 20 per cento in più di quelle occupate nelle multinazionali. In Europa le persone occupate in realtà cooperative sono 5,4 milioni di cui 1,3 sono in Italia. La federazione delle cooperative “bianche” di Luigi Marino, quella delle cooperative “rosse” di Giuliano Poletti e l’Associazione generale delle cooperative italiane-Agci di Rosario Altieri, rafforzano il patto che hanno stretto dando vita all’Aci, l’Alleanza delle cooperative italiane. Proprio nel 2012, che l’Onu ha proclamato “Anno internazionale delle cooperative”. Una sinergia che rompe gli schemi disegnati da contrapposizioni durate 50 anni. «Il portavoce unitario diventerà il portavoce», spiega Marino nel corso della conferenza stampa. «E presto si arriverà all’alleanza organica». Il prossimo 26 e 27 gennaio siterrà a Napoli la Consulta nazionale del coordinamento dell’Alleanza delle cooperative: si avvierà il percorso dei coordinamenti settoriali e si vedrà la nomina con mandato annuale di un presidente e di due co-presidenti. Il 2012 non fa pensare alla ripresa secondo l’Aci. Frena l’export, ristagnano i consumi e salgono i costi.Mal’occupazione delle cooperative, che aveva segnato già un +0,5 per cento nel biennio 2009-2010, conferma un piccolo incremento anche nel 2011. Il 2012 sarà l’anno del confronto con Bruxelles. «Noi siamo stato sempre per gli “Stati uniti d’Europa”, prosegue ancora il presidente di Confcooperative. «Se vogliamo mantenere i livelli di ricchezza dobbiamo lavorare per unificare l’Europa». E bene il governo Monti sull’evasione fiscale: «Finora siamo stati inflessibili con coloro che sono stati onesti e flessibili con coloro che sono stati disonesti. La paura di perdere voti ha solo portato un aumento dell’evasione fiscale, un’inciviltà». Per quanto riguarda i tardivi pagamenti da parte della Pubblica amministrazione, secondo Marino si tratta di “una situazione esplosiva”. «Ci sono diverse ipotesi sul al vaglio - spiega - Ma la situazione va risolta quanto prima » perché «è incivile che leAmministrazioni pubbliche, statali e locali facciano cassa con i mancati pagamenti». Sebbene lo Stato sia da rivedere, abbattendo i costi, secondo l’Alleanza delle cooperative non bisogna cadere nell’errore di demolire ciò che è stato costruito. Stessa situazione per quanto riguarda il Welfare. Poi le liberalizzazioni. «In Italia ci sono circa 3700 farmacie, i corner della grande distribuzione sono circa 300, e quelli della distribuzione cooperativa sono 147», ricorda Poletti. «Quando qualcuno dice che si favoriscono la Coop, si parla di 140 su 3700», insiste il presidente di Legacoop. «Non siamo prevenuti - spiega Marino - Soprattutto per quanto riguarda la benzina, l’energia, i trasporti, le utilities e tutto ciò che influisce quotidianamentesulla vita delle persone». Ma negli ultimi anni, secondo Marino, si è assistito al tramonto dei monopoli pubblici che sono stati sostituiti da oligopoli semiprivati che non sempre hanno garantito servizi migliori e costi più bassi. Bisogna rilanciare il modello della cooperazione di utenza già sviluppata in altri paesi». Basta pensare agli Stati Uniti d’America, dove 900 cooperative elettriche erogano energia a 42 milioni di soci. Bene quindi la costituzione di cooperative tra professionisti: «Chiediamo al governo di varare i regolamenti attuativi dell’articolo 10 della legge di Stabilità». Per quanto riguarda il mercato del lavoro «la cooperazione sostiene da tempo che per fare una riforma sul lavoro occorre metter mano a un nuovo sistema di ammortizzatori per una maggiore sicurezza sociale». E per fare in modo, spiega l’Aci, «che gli ammortizzatori non vengano usati impropriamente». Non bisogna dimenticare, secondo il presidente di Agci Rosario Altieri, le fasce deboli: «Il problema è che il confronto e lo scontro avviene tra chi vuole flessibilità oltre ogni ragione e chi non vuol invece nessuna flessibilità, ognuno per tutelare i propri interessi». L’interesse generale del paese - prosegue - vuole invece rendere il sitema più competitivo, tutelare il lavoro a chi già ce l’ha, e determinare però le condizioni perché si aprano le porte a chi non ce l’ha». «Sbaglia chi ha una visione provinciale e riduttiva e pensa alla cooperazione come una remicamente italiana», insiste Marino. «Un’economia senza cooperazione è un’economia più arretrata, menoconcorrenziale e meno pluralista». «A differenza di altre categorie economiche noi non crediamo che il bilancio dipenda dallo Stato. Siamo convinti invece che la crescita sia il risultato di un'azione individuale collettiva».
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