
Hanno tutti ragione (Paolo Sorrentino, Feltrinelli) è un libro insulso, scritto in uno stile ipertrofico e una lingua che sembra inventata da chi non se la sente di usare il dialetto napoletano ma non è tanto a suo agio con l’italiano, e che a volte diventa inspiegabilmente colta. E’ la storia di Tony P., «quarantaquattro anni carichi e feroci», «il nomadismo al posto del deodorante sotto le ascelle», che per vivere si «ubica su un palco» e canta. Da Napoli «terra di mozzarelle e lacrime» va in Brasile, e dopo vent’anni a sniffare cocaina e filosofeggiare («la libertà è dire sempre no»), ritorna in Italia, dove «è tutto uno stupro». Parafrasando il suo protagonista: chi l’ha pubblicato questo libro? «Un sadico. Fatto di coca tagliata malissimo».


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