
Chiamata alle armi per i feticisti della parola obsoleta, desueta o ricercata, amanti del lemma aulico, ma anche semplici fruitori e fautori dell’italiano corretto e variegato. La Società Dante Alighieri, associazione che dal 1889 si propone diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo, promuove una campagna di sensibilizzazione culturale perfetta per voi: “Adotta una parola”. Si tratta di un invito rivolto ai cittadini per coinvolgerli in un uso consapevole del linguaggio, incentivare una conoscenza più ampia dell’italiano e promuovere la varietà espressiva soprattutto nel mondo di Internet e dei social network, che impongono nuove modalità espressive e grandi, forse eccessive, capacità di sintesi. Dopo Spagna e Gran Bretagna, anche l’Italia quindi lancia una campagna per la propria lingua, a cui ogni giorno si aggiungono parole nuove provenienti dalla lingua parlata o dagli incontri con le lingue di immigrazione, mentre altre cadono lentamente in disuso (già nel 2008 il vocabolario Zanichelli aveva lanciato un Sos per 2800 parole in via di estinzione). Grazie alla partecipazione dei più importanti dizionari dell’uso dell’italiano contemporaneo - Devoto Oli, Garzanti, Sabatini Coletti e Zingarelli - ogni partecipante, dopo essersi registrato sul sito della Società Dante Alighieri (www.ladante.it), si può candidare come custode di una parola a sua scelta, tra quelle selezionate dai curatori dei vocabolari, e indicare la motivazione della preferenza. Fatto ciò, egli sottoscriverà una dichiarazione simbolica nella quale si impegna a promuovere la parola quando ne ha occasione, segnalandone usi non appropriati o nuovi significati, diventando così custode della parola per un anno (gli viene rilasciato un certificato elettronico). Le parole selezionate sono state scelte perché «più che rappresentare se stesse, parlano in favore della bandiera di cui portano i colori, sono ambasciatrici della straordinaria ricchezza del patrimonio lessicale italiano», e molti sono verbi, perché il verbo è il «motore della frase, parola sintattica per definizione, nel senso che ne chiama altre a rapporto». Finora la parola più tutelata è zuzzurellone, e tra le più amate ci sono quelle tratte dal linguaggio burocratico o da quello colto. E se da subito gli aderenti, partendo dalla scelta di una delle parole a rischio, hanno creato miniracconti e giochi linguistici, venti personaggi famosi si sono prestati alla campagna e hanno scelto le proprie parole e scritto testi brevi ispirati da esse: per esempio gibigianna per Dario Fo, improntitudine per Moni Ovadia, contrizione per Aldo Nove, fronzolo per Margherita Maccapani Missoni, dirimere per Giuliano Pisapia. Importante e di buon auspicio è poi l’adozione del progetto da parte delle scuole di ogni ordine e grado. L’italiano è una lingua complessa: in base al «Grande dizionario italiano dell’uso» diretto da Tullio De Mauro, contiene circa 250000 lemmi, ma di questi molti sono termini tecnici o specialistici, parole desuete o arcaismi caduti in disuso. In realtà, a questo patrimonio immenso gli italiani sembrano attingere ben poco: il vocabolario di base, cioè le parole che si usano di più in qualsiasi tipo di testo, sono appena 7.000. Siamo poi anche il secondo paese al mondo, insieme alla Sierra Leone, con il più alto tasso di de-alfabetizzazione: cioè progressiva perdita delle conoscenze acquisite a scuola, fino all’analfabetismo di ritorno. Sempre in base alle ricerche internazionali presentate nel corso del convegno La conoscenza come materia prima dall’infaticabile De Mauro - che è anche presidente della fondazione “Mondo digitale” - nel nostro Paese è diffuso l’analfabetismo funzionale, ossia l'incapacità di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana: solo il 29% degli italiani è in possesso di competenze adeguate a padroneggiare l’uso della lingua nazionale. Stando così le cose, l’adozione di una parola, e l’impegno a diffonderla e proteggerla dall’estinzione o da un uso non corretto, è sicuramente una provocazione e un divertimento, ma diventa anche un’opportunità per lanciare un allarme, un modo per ricordare che riuscire a esprimersi correttamente e a comprendere gli altri è una preziosa fonte di libertà e autonomia.


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