Fastidioso come la verità, ecco il noir!

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"The Black Album”, una conversazione di Massimo Carlotto sul genere L’analisi e il senso di una scelta letteraria che inizia dai contenuti

Quando un genere diventa moda e viene normalizzato dall'editoria, rischia di essere snaturato. È ciò che sta accadendo al noir che, attenzione non è il giallo,ma una cosa diversa. È sufficiente un morto a terra per attribuire questa definizione ad una storia? Sull’argomento c’è molta confusione, per questo vale la pena leggere “The Black Album, il noir tra cronaca e romanzo” una conversazione di Massimo Carlotto con Marco Amici (ed. Carocci pp138 euro 18). Il testo più che ripercorrere la storia del genere (dalla rivista “Black Mask” a la “Série noir” francese) esplora, attraverso le parole di Carlotto (figura di spicco nel panorama italiano) i contenuti, dunque le scelte che determinano questo tipo di costruzione letteraria che ha colmato dei vuoti. Il giornalismo investigativo, per esempio, come pure l’impegno politico. Non a caso il noir in Italia esplode negli anni ‘90 delineando una geografia di storie criminali in cui i luoghi sono protagonisti. Parlotto lo definisce “di rottura, anche nei confronti di chi legge. Anzi- spiega - spesso capita di farci a cazzotti, di infastidirlo. L’obiettivo dello scrittore noir è quello di  proporre una storia straordinaria. L’effetto che si vuole produrre è quello per cui il lettore non riesca a liberarsi del libro: la storia deve rimanergli dentro e deve continuare a pensarci”. Militanza letteraria? Anche. I romanzi di Carlotto sono un esempio, come lo sono quelli di autori nostrani come Fois, Lucarelli, Evangelisti che navigando nella realtà hanno creato un sodalizio tra verità e finzione. Leggendo“The Black Album” si coglie quanto bisogno c’è nel nostro Paese di capire, riflettere, sapere. Al di là dei teatrini mediatici che alla fine ci tolgono il fastidio omologando il presente intorno a noi.

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