
Il titolo che ha scelto per la sua seconda prova narrativa sembra un’ardita dichiarazione d’intenti: Se son rose infatti recita la copertina del libro, e dopo averlo letto a noi è quasi venuto spontaneo terminare il detto: fioriranno!
Massimo Vitali con questo secondo romanzo, non mantiene appieno le promesse che si portava dietro la sua prima opera, L’amore non si dice, romantica storia d’amore dal sapore e il finale dulcamaro, perché non sembra discostarsi troppo dalla materia precedente, né dal modo di raccontarla, e pare un po’ presto per parlare di voce riconoscibile e stile già consolidato, ma anche perché ricade in certe ingenuità – la volontà di strappare un sorriso a ogni giro di frase, il tentativo di ridurre il mondo a un continuo gioco di parole, l’analisi dei personaggi e delle loro motivazioni mai perfettamente definita, con una storia che nuota in superficie e a cui ogni tanto manca un respiro più profondo - che già gli erano state perdonate alla prima prova e che ora comunque si superano nuovamente, ma con una riserva maggiore, in attesa appunto che le rose fioriscano del tutto.
Ma estratto subito il dente delle criticità del libro, possiamo dire ora della storia e dei suoi aspetti positivi. Se son rose racconta dell’improvvisa rivolta di un uomo senza qualità, più vicino forse all’Oblómov di Ivan Aleksandrovič Gončarov, che all’antieroe di Robert Musil, perché si tratta di una rivolta passiva, non premeditata e soprattutto priva di qualsiasi azione, che dopo essere stato licenziato dal suo capo e anche da sua moglie, con la famigerata richiesta di una pausa di riflessione, si rifugia nel bagno del cinema Corallo e dopo aver constatato la rottura della maniglia della porta, si risolve a restarci per tutto il tempo necessario per concludere le sue riflessioni. Forse per sempre. La toilette per donne di un cinema non sembra però il posto adatto per starsene in solitudine e comincia così un via vai di personaggi più o meno paradossali che renderanno molto difficili le riflessioni di Roversi, così si chiama il nostro recluso, Gregorio Roversi per l’esattezza, ma nessuno lo chiama per nome ormai, nemmeno i suoi genitori, che spesso vanno a trovarlo oltre la porta dietro la quali si nasconde. A quella porta si alternano spettatrici anziane appassionate di western, ragazzini curiosi, l’avida proprietaria del cinema che cercherà di sfruttare al meglio la presenza dell’ospite indesiderato, Pancaldi, il migliore amico di Roversi, alcuni colleghi, un prete con la fantastica storia di San Fanurio, che aiuta a ritrovare le cose o le persone scomparse, un cane da addestrare, psicanalisti, fabbri, agenti di commercio, persino il suo capo e anche sua moglie Emilia alla fine. Roversi ascolta tutti, mangia tutto quello che gli portano e che spesso è lui stesso a chiedere, asseconda la follia di tutti, e piano piano forse si convince che è lui che ha bisogno di prendere le distanze dal mondo, che forse non è lui quello del tutto sbagliato, e allora lentamente, la ribellione diventa più consapevole, e le cose acquistano senso e dignità, magari è stato San Fanurio ad aiutarlo a ritrovare se stesso, anche se questo significa rendersi indisponibile a quanto lo circonda. Solo la fame a volte lo fa vacillare. Ma alla fine ogni uomo, pur con poche qualità, deve fare i conti con le proprie responsabilità, non si può continuare a scappare, bisogna prendere in mano la propria vita e cercare di accettarla quando non è possibile modificarla del tutto. Così una notte Roversi esce in strada, sotto la pioggia e lo fa per entrare in un’avventura ancora più grande di una fuga, peraltro non rocambolesca (ma anche il ritorno a casa non sarà facile). Per sapere cosa spinge Roversi a lasciare il suo bagno, vi consigliamo caldamente di leggere il libro di Massimo Vitali, Se son rose, appunto e di godervi un personaggio stralunato e in più di qualche occasione, poetico, una varia umanità che vi strapperà diverse risate, un lieto uso del nonsense e del gioco linguistico, ma soprattutto una storia lieve con risvolti amarcord che mette al centro di tutto la parola, sia nelle scelte stilistiche come già detto, ma anche come oggetto della narrazione: i personaggi parlano, non si vedono, si muovono poco, agiscono anche meno, ma parlano tanto, si confessano, mentono, recitano, seducono, amano, odiano, invidiano. E Vitali ci sa fare con le parole. E gli fioriranno ancora, come le rose.
Menzione d’autore per l’autrice della copertina del libro, Lilia Migliorisi. Deliziosa.


Domenicale di libri e riflessioni
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