Il mondo editoriale comincia a interrogarsi sul proprio futuro e sul proprio ruolo in relazione alle nuove tecnologie, non solo per quanto riguarda la produzione degli strumenti culturali, i libri in primis, ma anche in riferimento alle possibilità di fruizione degli stessi, tra i primi a ragionare pubblicamente e lucidamente sulla questione, i ragazzi di :duepunti edizioni, piccola casa editrice palermitana, fondata e diretta da Andrea Carbone, Giuseppe Schifani e Roberto Speziale, preparati e intraprendenti che oltre a fare libri di estrema qualità, con una raffinata ricerca di testi, sia italiani che stranieri, e a mostrare un’attenzione quasi maniacale per tutti gli aspetti della grafica e del packaging editoriale, cercano sempre di avere il polso della situazione e un costante dialogo con i loro lettori e con gli altri competitors. Dal 2 marzo :duepunti edizioni ha lanciato “Hypercorpus”, che sarà sia la parte digitale della casa editrice, ma anche una piattaforma in cui diffonderà in open access una parte via via crescente del suo catalogo storico (che contempla opere importanti e particolari come Europeana di Patrick Ourednik, Eroine di Claude Cahun, Crimini letterari di Charles Nodier, Scritti pronografici di Boris Bian, I ministri dal cielo di Lorenzo Barbera o L'invenzione della cultura eterosessuale di Louis-Georges Tin) e delle sue novità editoriali, hypercopus quindi come modo immateriale di fare e diffondere libri: «Hypercorpus muove dalla riflessione che fare editoria digitale non significa soltanto pubblicare degli e-book, ma che è necessario fare i conti con una nuova fruizione della cultura. Si tratta quindi di convertire al mondo digitale i valori su cui un editore “indipendente” ha sempre riflettuto: le buone pratiche, il rispetto dei lettori e degli autori, in definitiva il senso culturale e politico del proprio lavoro».
Il lancio dell’operazione è stato accompagnato da un pamphlet intitolato “Fare libri”, in cui gli editori riflettono su che cosa significhi fare i libri oggi per un editorie indipendente e sui mutamenti cui vanno incontro le funzioni e lo statuto dell’editore e del lavoro editoriale, dello scrittore e del lettore, in questa fase avanzata della rivoluzione digitale. In pratica si rimette in discussione il ruolo dell’editore come unico attore nella selezione dei testi da pubblicare, visto che internet e i nuovi devices digitali consentono l’autopubblicazione a chiunque e quindi la diffusione di testi indipendentemente dalla scelta di un operatore professionale che su un certo testo investa del lavoro, ma anche il ruolo del lettore, già chiamato in causa in passato da diverse teorie critico-letterarie, che ora però diventa fondamentale nelle nuove formule editoriali che non passino per strutture gerarchiche organizzate come le case editrici tradizionali. Ma invece di teorizzare un’anarchia totale per cui tutto è pubblicabile e tutto va lasciato al giudizio del lettore, calcolando anche che nel mostro paese l’alfabetizzazione informatica è ancora indietro rispetto al resto del mondo tecnologicamente avanzato, la riflessione di :duepunti edizione tende a far procedre in parallelo il lavoro tradizione dell’editore e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie e da internet. Si legge ancora nel pamphlet: «Hypercorpus non è un e-store, non è una trovata commerciale, non è l’ennesima provocazione, è un progetto articolato che vuole chiamare lettori, autori, studiosi, istituzioni e anche gli altri editori a riflettere sulle pratiche, i diritti, i doveri, le strategie e gli obiettivi che dànno senso al nostro lavoro: che è fare libri al di là del fatto che essi siano fatti di carta. Hypercorpus è uno “scaffale digitale” della biblioteca di :duepunti, in cui parte del nostro catalogo è disponibile in open access. Uno scaffale che vogliamo mettere alla libera portata dei nostri lettori e degli studiosi. Con l’accordo dei nostri autori e con licenze Creative Commons, estenderemo il progetto con una parte via via crescente del nostro catalogo storico e delle nostre novità editoriali, e avvieremo collane “native digitali”, progetti di crowdsourcing e collaborazione scientifica e altre formule editoriali sperimentali».
Augurando buon lavoro alla :duepunti edizioni che per prima ha avuto il coraggio di mettersi in discussione e di riflettere seriamente sulle nuove possibilità dell’editoria, c’è da augurare al mondo editoriale tutto di riuscire a trovare un nuovo equilibrio, ma soprattutto di non continuare ad abdicare come sembra aver fatto negli ultimi anni, al proprio ruolo principale: fare cultura e selezionare testi degni di diventare libri da leggere e tramandare, pur senza dimenticare il mercato.
(Poi da queste parti si tifa soprattutto per la carta, ma è un altro discorso).
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