Rassegna Andrea Cambi, punto d'arrivo dei comici toscani

Il remake dei Giancattivi, Anna Meacci, Gli Omini, Kaemmerle: il meglio dei toscanacci

CAMPI BISENZIO - Una rassegna nata sull’onda del pathos, della vicinanza e dell’emozione della prematura scomparsa dell’amico-attore Andrea Cambi, che ancora non solo tiene ma si rafforza. Perché il ricordo di Andrea non siano lacrime ma ancora, e sempre, sorrisi, come quelli, assurdi, pieni di polvere di stelle, poetici, che faceva sorgere spontanei sulle bocche del pubblico. Una rassegna, curata da Alessandro Benvenuti, che vuol essere il meglio che produce, sul versante brillante, la nostra regione. I maledetti Toscanacci. Curiosità della piccola stagione al Teatro Dante di Campi Bisenzio la novità della ripresa dei migliori sketch dei Giancattivi (a quarant’anni dal loro primo spettacolo targato 1972) orchestrati da Benvenuti con tre giovani attori che prenderanno le mosse e le battute che furono dello stesso direttore artistico, di Francesco Nuti e di Athina Cenci. Un modo anche per non far calare l’attenzione su due grandi protagonisti degli anni ’80 e ’90 che, per varie vicissitudini esistenziali, sono spariti dal piccolo e grande schermo ma non dai ricordi, ancora vivi, di tanto pubblico che con loro è cresciuto e che ancora cita a memoria stralci di pellicole ridendone di sano gusto. Quando la comicità era altro. Una piccola rinascita artistica che rivivrà il 24 febbraio ne “Ti ricordi i Giancattivi?”, con la freschezza di Francesco Gabbrielli (già visto con Benvenuti come sua spalla ne “L’Atletico Ghaicciaia”), Alessio Grandi e Maura Graziani, ammirati nella nuova versione corale di “Benvenuti in casa Gori”. Appuntamento quindi da non perdere, senza nostalgia però. E se tra i presenti apparisse anche Nuti? Sarebbe la ciliegina sulla torta. La kermesse apre invece ufficialmente con Gli Omini, formazione pistoiese di quattro elementi che usa il metodo della “Tappa” (17 febbraio), ovvero un piccolo periodo di formazione, interviste sul campo e produzione sul territorio per conoscere la materia prima della vita, cioè le persone che abitano strade, luoghi, piazze, bar, sentirne i discorsi, registrarne le manie, i vizi, i modi di dire e rimettere il tutto in scena. Un lavoro dispendioso, quasi sempre fatto di una replica secca alla volta, ma che costituiscono piccole opere sociologiche ed antropologiche per conoscere, meglio e più approfonditamente, i tessuti delle varie cittadine. In questo caso i campigiani certamente si ritroveranno nel testo, costruito all’impronta e sul momento, dei quattro sulla scena. Un lavoro in continuo work in progress, per questo ancora più difficile da costruire. A marzo tre appuntamenti: prima con “W l’Italia” di Michele Crestacci, il 9, un affresco comico del nostro Paese visto dagli occhi frustrati di un uomo medio. Anna Meacci presenta il suo nuovo spettacolo “Caldane”, il 23, esilarante racconto di una cinquantenne che è appena entrata sulla soglia della menopausa, tra calori e ricordi, contando e ricordando, con affetto, tutte le rughe della vita che l’hanno portata ad essere, con orgoglio, quella che è, un’affascinante signora spiritosa, allegra e soprattutto intelligente ed autoironica: l’autostima per combattere il chirurgo estetico. A chiudere, il 30 marzo, Andrea Kaemmerle, clown dalle atmosfere slave e dai ritmi sincopati, dall’allegria contagiosa, dal mimo stralunato, che, tra musica kletzmer e parola, sfoggia in “Balcanikaos” tutta l’energia di Bregovic, Kusturica accoppiandola con Kafka, Rilke e Bulgakov: scontri tra titani: “Una finestra un po’ felliniana sui nostri scatenatissimi vicini di casa”. “La rassegna era nata per gioco, per ricordare Andrea – ci dice Alessandro Benvenuti - ma ci eravamo anche promessi che avremmo cercato in tutti i modi di portarla avanti nel tempo. Oggi è praticamente un Master per comici toscani, tutti vogliono venire, è una vetrina illustre: la Meacci ormai è la nostra madrina, Gli Omini, per i quali ho scritto ben volentieri la prefazione al loro libro, faranno questa bella operazione su Campi Bisenzio, Crestacci è un bravissimo comico di Livorno e gode di tutta la mia fiducia. Questi ultimi due li posso avvicinare a com’eravamo noi, con le dovute differenze soprattutto sociali e temporali rispetto agli anni ’70 quando i Giancattivi muovevamo i primi passi, io, Francesco ed Athina, in loro vedo un certo spirito, la schiettezza di riuscire a parlare del sociale in maniera diretta, efficace, come piace alla gente, senza tanti orpelli inutili, anche in un certo modo politicamente scorretto”. Info: 15 euro; www.teatrodante.it.

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